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L'ARTISTA SALVATORE SEBASTE

Una forza evocativa che rimanda alle origini della matematica. Le ventitré opere dell’artista Salvatore Sebaste, arricchiscono dal primo ottobre la scala d’accesso alla Biblioteca Bovisa La Masa del Politecnico di Milano. L’obiettivo dell’autore è raccontare, attraverso queste pittosculture, le scoperte matematiche, l’arte e la saggezza della Magna Grecia. Alla cerimonia d’inaugurazione hanno partecipato il prof. Federico Bucci, Prorettore del Polo mantovano del Politecnico di Milano, Roberto Cifarelli, assessore alle Politiche di sviluppo, lavoro, formazione e ricerca della Regione Basilicata, Domenico Tataranno, sindaco di Bernalda - Metaponto, oltre a molti ospiti e studenti, tra cui erano presenti Ludovico Albertini e Letizia Bolognesi (VBG) inviati di “School Magazine”.

 

 

 

Immaginazione matematica

 

Il linguaggio matematico tradotto in forme visive. Salvatore Sebaste, pittore, scultore e incisore ha immaginato le sue ventitré opere, donate al Politecnico di Milano, come un viaggio emozionante tra i numeri. Le figure plastiche, continuamente cangianti, grazie all’uso della tecnica mista e al trattamento con resine, sono state collocate lungo la scala di accesso alla Biblioteca Bovisa La Masa in un allestimento permanente. Tra i muri bianchi, arancioni e azzurri si nota la scomposizione delle fisionomie che domina le pittosculture, arricchite da alcune terrecotte capaci di regalare un’armonia fuori dal tempo, grazie alla continua circolarità del movimento.

Com’è nata l’idea di realizzare opere sulla matematica, anche se ha confessato che a scuola “odiava” quella materia? «Tempo fa Giuseppe Corvino, un mio ex allievo, ora ingegnere per le telecomunicazioni presso l’Agenzia spaziale italiana di Matera, mi propose di realizzare opere ispirandomi ai numeri e ai maggiori teoremi matematici, poiché in chiave moderna, avevo creato composizioni riguardanti la Magna Grecia. Io che amo sempre sperimentare il nuovo, accettai la proposta a patto che lui mi aiutasse. Stavo già conducendo uno studio su Pitagora, mitico personaggio vissuto a Metaponto, dove vivo e ho lo studio. Chiesi il parere, subito positivo, a mia moglie Jolanda Carella, che da sempre mi stimola e risolve i problemi, anche durante la realizzazione delle opere. Così con Jolanda e Giuseppe iniziammo l’affascinante avventura nel mondo dei numeri. Ho, quindi, imparato che non è possibile conoscere o concepire alcuna cosa senza il numero e ciò serpeggia nel volàno creativo delle opere qui presentate».

Quali ispirazioni ha tratto dalla figura di Pitagora? «Mi sono sempre nutrito della storia del mio territorio dove la nobile memoria della Magna Grecia si esalta nella figura mitica di Pitagora. L’atmosfera solenne di Metaponto ha istillato in me palpitazioni e gemiti visivi tradotti in grumi di colori e di segni per esprimere la natura numerica del mondo. Se i numeri sono causa della sostanza delle cose, il mio linguaggio vive di questa “scoperta”, in una congiunzione estetica tra numero, archeologia e geometria. La matematica diviene il lievito ispiratore della mia creatività e il pretesto per raccontare le tappe significative della “storia” della scienza matematica, fondamentali per lo sviluppo della conoscenza universale. I Pitagorici, infatti, sostenevano che del numero è fatto l’intero universo e che figure geometriche come il cerchio e il triangolo erano da considerare allo stesso modo delle carni e delle ossa dell’uomo. Secondo la loro dottrina, il numero è l’origine di tutte le cose, la materia originaria di ogni essere, la chiave di lettura per scoprire il mondo e la relazione degli enti matematici (aritmetica, geometria, astronomia, musica) con l’infinito, con il non-essere. Le figure geometriche e la progressione dei numeri assumevano un carattere teologico per cui, nella Magna Grecia, la risoluzione di un problema matematico si traduceva in un’offerta votiva agli Dei. Mi sento protagonista di tale tradizione storica e, quale moderno sacerdote culturale, porgo i miei quadri materici come offerta sacrale della mia arte».

Che importanza hanno nella sua pittura i colori e la materia? «Preso dall’ispirazione matematica, nella mia veste stilistica ripropongo l’impeto della mia pittura lasciando che la linea si carichi di materia, si gonfi dinamicamente, corra lungo i margini del riquadro e poi precipiti al centro, si trasformi in macchia, in colatura, e poi ancora si rapprenda, si disfi, si rianimi. La stessa cosa avviene al colore, che si mescola con la materia, in una germinazione continua. La carnagione delle mie opere tridimensionali è densa e pulsante. Di numeri sono costruite le mie pittosculture, in un’armonia di segni, di tinture, di spessori, di corpi catturati dal colore. Sono modelli di un fenomeno creativo che si sostanzia in arte e l’arte, come è noto, è ciò che diventa mondo e non ciò che è mondo. Sono orgoglioso di aver donato la mia mostra “MatematicArte” con ventitré opere, alla prestigiosa biblioteca del Politecnico di Milano e ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questo viaggio». Un viaggio lungo e faticoso per Sebaste, portato a termine seguendo le orme di Galileo Galilei, il quale ne “Il Saggiatore” afferma che il libro dell’universo è «scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto».

 

Ludovico Albertini

 

Matera 2019, un anno magico

 

A Matera s’incontrano la storia più antica e quella più attuale, le tradizioni rurali e le arterie del progresso, la dimensione locale e il respiro europeo. Lì nel 2019 la cultura potrà realizzarsi in forma tangibile. Ne è convinto Roberto Cifarelli, assessore regionale lucano alle politiche di sviluppo, lavoro, formazione e ricerca, che da materano spera molto nell’esperienza da Capitale Europea della Cultura per rafforzare la cittadinanza internazionale e fare di Matera la più importante piattaforma aperta del sistema culturale del Sud Europa.

Come si sta preparando la Basilicata per “Matera 2019”? Siamo vicini alla meta?«Siamo pronti con l’attuazione del programma previsto all’interno del dossier di candidatura, quello per il quale Matera ha vinto. Tutta la parte culturale, gestita dalla Fondazione “Matera - Basilicata 2019” è definita, nel senso che è già stata presentata pubblicamente davanti al Ministro Alberto Bonisoli. Il 19 gennaio ci sarà la cerimonia di apertura e avremo tante iniziative e quattro grandi mostre. Tutti i comuni della Lucania diventeranno “Capitale per un giorno” e stanno organizzando anche loro altri eventi. Siamo solo un po’ in ritardo sulle infrastrutture e, anche se non saranno pronte per il 2019, saranno utili per il nostro territorio e per la crescita della Basilicata».

L’esperienza di Matera può essere d’esempio per altre capitali europee della cultura? «Certo! Innanzitutto si valorizzano i piccoli centri. Per la prima volta la capitale della cultura è una città di 60mila abitanti, a differenza degli altri anni, in cui ci sono state sempre grandi città europee. Si potrà potenziare, quindi, la cultura del piccolo centro e del piccolo e bello. L’insegnamento di Matera ti fa capire che, nonostante i gap, è possibile, investendo sul capitale umano, fare un grande salto di carattere culturale: passare da essere “vergogna nazionale” e capitale della civiltà contadina a capitale europea della cultura, dove l’uomo e la qualità della vita sono messi al centro».

Se dovesse pensare ad uno slogan, per invitare qualcuno a visitare la sua città, che cosa direbbe? «Lo slogan non può che essere quello del dossier di candidatura Open future, il futuro aperto. Questa è Matera ora. Venite, perché lì vedrete il futuro dell’Europa». L’obiettivo è impegnativo, ma si spera di trovare, nonostante alcuni rallentamenti, una città aperta in tutte le sue plurime declinazioni: aperta perché “accessibile a tutti”; aperta perché “non oscurantista nei confronti dei pensieri e delle sensibilità”; aperta perché “disponibile al dialogo”.

 

Ludovico Albertini

 

Catturare l’infinito

 

È uno storico dell’architettura e crede nella memoria delle diverse “forme del tempo”. Federico Bucci, Prorettore del Polo mantovano del Politecnico di Milano, sa che non c’è una “schisi” tra cultura umanistica e scientifica, perché se c’è una separazione tra arte e scienza, è una “schisi innaturale”. Le due culture sono, in realtà, una sola, nonostante la provocazione di Sir Charles Percy Snow, che nel 1959 ne sanciva il divorzio. L’arte e la scienza sono manifestazioni diverse, ma penetrate da un’unica cultura, quella umana, perché s’incrociano e, quindi, s’influenzano reciprocamente.

Come mai il Politecnico di Milano ospiterà perennemente alcune opere d’arte? «Per noi arte e scienza non sono due mondi differenti. Come dicevamo durante l’inaugurazione, il Politecnico di Milano nasce proprio nell’intreccio tra arte e scienza. Qui la creatività e la tecnologia necessariamente trovano un punto d’incontro e noi ne siamo testimoni da più di 150 anni».

Per quale motivo avete scelto proprio la biblioteca per queste ventitré pittosculture? «Come in tutte le sedi universitarie che si rispettino, la biblioteca è il centro di gravità dell’ateneo. È il tempio della cultura ed è anche il pezzo più importante del nostro campus. In tutti i nostri Poli universitari, sia a Milano sia nelle sedi esterne, la biblioteca è il cuore dove pulsa la vita di tutti gli studenti. Tra l’altro, questa di Bovisa La Masa ha orari d’apertura molto ampi: è aperta sette giorni su sette e ci è sembrato il luogo ideale dove collocare le opere artistiche di Sebaste».

La matematica e l’arte possono riscattare il mondo? «Non abbiamo bisogno di salvare il mondo, ma abbiamo bisogno di continuare a fare in modo che i più giovani possano progettarlo. Occorre pensare al futuro del mondo. Fino a quando ci sarà questa spinta verso il futuro saremo sempre salvi». Le scienze matematiche, dunque, proprio come l’opera letteraria, possono diventare la mappa del mondo e dello scibile e aiutarci a comprendere il mistero della bellezza.

 

Ludovico Albertini


Pubblicata il 08 ottobre 2018

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